Day #27 - La deviazione

Sveglia presto, carichi per l'ottima performance della macchina nell'ultimo tratto. Facciamo una mega colazione, controlliamo i livelli, verifichiamo la regolazione dei martelletti e partiamo diretti a Bishkek [capitale Kyrgiza] al confine con il Kazakhstan.

Fujiko è tonica come la sera prima, attraversiamo piccoli centri abitati e dopo due ore abbiamo percorso 116km, 53 di media, di questi tempi verrebbe da dire "Alboreto is nothing!".


Siamo gasati, via radio ipotizziamo di poter addirittura raggiungere Almaty [Kazakhstan] con un giorno di anticipo. Ad un certo punto vediamo sulla mappa una strada alternativa, che taglia il nostro tragitto e, apparentemente, ci consente di risparmiare circa 100km di strada. Non ci pensiamo un attimo e deviamo il nostro tragitto.

Lo scenario cambia, diventa sempre più bucolico, si va in campagna, ma le strade sono ancora decisamente accettabili. Dopo un ponte ci troviamo davanti una sbarra e una piccola guardiola da dove salta fuori un vecchietto che comincia a parlarci in lingua locale, noi ovviamente non capiamo niente ma ormai abbiamo capito che ci chiedono sempre le stesse cose (Da dove venite? Dove andate?) cosi rispondiamo "Italia!" e dopo, facendo segno in avanti con la mano, "Bishskek".

A questo punto il vecchietto non è d'accordo, comincia a dire "Niet, Niet" e poi incrociando gli avanbracci per formare una X aggiunge "Niet Bishkek", facendo chiaramente intendere che da quella parte non saremmo arrivati a Bishkek. Ma noi insistiamo, siamo carichi e convinti, e lui ha tutta l'aria di non muoversi da quella guardiola dai tempi dell'Unione Sovietica. Gli mostriamo la mappa, ringraziamo e salutiamo "Spasiba, Dasvidania!". Fa caldo, molto caldo, siamo privi di aria condizionata, ma iniziamo a costeggiare un torrente con acqua cristallina. Ma si, oggi stiamo andando forte, facciamo un bel bagno! Cosi in un attimo dentro questo torrente dall'acqua tanto bella quanto gelida. Dopo un duello con rami d'albero in bilico su dei massi, degno della finale maschile di fioretto e un po' di idromassaggio in prossimità delle rapide, ci rimettiamo in marcia. Altro ponte e altro incontro, questa volta due auto, chiediamo conferma della strada, e anche qui inizialmente ci dicono che non è la strada giusta per arrivare a Bishkek, ma subito dopo interviene un tipo che era su un'altra auto che ci fa capire che non si puó passare con le auto normali e che invece con un fuoristrada come il nostro non dovrebbero esserci problemi [tanto per non sbagliare percorso ci suggeriscono di seguire i tralicci dell'alta tensione, di cui peraltro la fine non si vede...]. Ma a noi che ci frega, abbiamo fatto la Pamir, figurati se ci spaventa la campagna kyrgiza! Andiamo avanti, incontriamo sempre più mandrie di animali, mucche, cavalli e pecore. Solo che dopo qualche decina di chilometri di strade sempre più dissestate e diversi guadi, arriviamo alle pendici di una enorme montagna dove scorgiamo una mulattiera larga poco più delle nostre macchine.


Qualche titubanza, poi un pastore da una lontana Yurta ci fa segno di proseguire. Iniziamo la scalata, man mano che si sale Fujiko ci ricorda che non ama l'alta quota e comincia ad arrancare fino a fermarsi su una salita a circa 3.000 metri. Proviamo a a ripartire con rincorsa e spinta umana senza riuscire a superare la salita e spegnendo definitivamente la macchina che non si rimette più in moto. A quel punto proviamo il traino con la Jimny, e tutto sembra filare liscio fino a quando, pochi minuti dopo, sopraggiunge una pioggia intensa seguita rapidamente da una grandinata. La mulattiera diventa una palude fangosa in cui non è chiaro dove finisce il fango e inizia lo sterco, e noi ci blocchiamo mestamente a pochi tornanti dalla cima. Proviamo a ripartire senza successo, il fondo è davvero scivoloso e si fa fatica a stare in piedi.


Dopo diversi tentativi proviamo quantomeno a mettere in sicurezza Fujiko con degli improbabili traini obliqui, ma siamo fermi, questa volta con la macchina quasi perpendicolare al senso di marcia. E proprio quando eravamo pronti a decidere se piantare le tende o andare a chiedere supporto [dove?!?], arriva la soluzione! Se fossimo in un fumetto, sulla mia testa sarebbe comparsa una nuvoletta con l'immagine delle "Scimmie Tajike", cosi, scavando a colpi di vanga e spingendo a mano la macchina riusciamo ad invertirne il senso di marcia e decidiamo di buttarci giu dalla mulattiera a motore spento, emulando le "Scimmie Tajike"! L'impresa non è affatto semplice, le macchine vanno un po' dove vogliono loro, ma con calma e pazienza, qualche colpo di vanga e qualche brivido, riusciamo ad arrivare in fondo, zuppi, infreddoliti e contenti.

Scatta un mega abbraccione di gruppo, una rapida ripulita, cambio d'abiti e poi poi via per rifare a ritroso i 90km di offroad che avevamo percorso, con i guadi che nel frattempo si erano decisamente ingrossati, ad un ritmo cazzuto degno del Camel Trophy, fino ad arrivare alla sbarra, a tarda sera, e ritrovare il vecchietto che, siamo sicuri, nella sua lingua ci avrà detto "ve l'avevo detto io che da questa parte non sareste arrivati a Bishkek!".

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